La Pedagogia del Silenzio

Quando si parla di silenzio a scuola s’intende quasi sempre un silenzio imposto, necessario per svolgere le attività, ma è davvero l’unica forma di silenzio che possiamo insegnare ai bambini? La prima grande distinzione che possiamo operare parlando di silenzio è tra il silenzio imposto per necessità o subìto che possiamo definire silenzio passivo e il silenzio cercato, scelto, che possiamo definire silenzio attivo. Il silenzio passivo può essere insegnato come strumento di lavoro, come ci insegnano le “scuole senza zaino”, portando i bambini ad una consapevolezza dell’utilizzo della voce e della possibilità di modulare il volume dei suoni in un ambiente di lavoro condiviso, a seconda delle attività che si stanno svolgendo. Il silenzio attivo è una pratica di meditazione che si rifà alla meditazione Vipassana, che viene insegnata attraverso la posizione dell’albero e ha come obiettivo il raggiungimento di uno stato di presenza consapevole nel qui ed ora. Attraverso questa pratica i bambini imparano a concentrarsi sul loro respiro, e piano piano a non lasciar catturare la propria attenzione dai pensieri proposti dalla mente. La pratica del silenzio attivo è una strategia di coping per far fronte ai momenti di stress, una tecnica di rigenerazione dell’attenzione diretta per far fronte alla stanchezza mentale, ma è anche uno strumento per mettersi in ascolto di sé, di ciò che ci circonda e della Natura.

Disegno di A. Rial, scuola primaria Gressoney-La-Trinité